Il Calvario - Parco Artistico Gianni Argiolas Onlus

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Il Calvario

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Come sulla collina del Golgota, luogo simbolo della crocifissione, così nell’ultimo straordinario complesso architettonico scultoreo dell’artista Gianni Argiolas, la croce testimonia la sofferenza, il dolore, il sacrificio, la passione ma anche e soprattutto la resurrezione.
Il Cristo realizzato dal maestro Argiolas è un uomo martoriato nel corpo e nell’anima.
In silenzio con lo sguardo rivolto alla croce, alta cinque metri, meditiamo su questa figura; è vera la resa drammatica del dolore delle carni lacerate unita a quello per l’ingiusta condanna.
Il suo dolore ci coinvolge.
"Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!".
Duemila anni fa uomini, suoi simili, hanno emesso una sentenza di morte: non succede forse ancora oggi anche in molte nazioni cosiddette civili, con il beneplacito dei governanti?
Nell’interpretazione artistica del maestro Argiolas, il Calvario è anche la via dolorosa del percorso di vita di tanti uomini, donne e bambini martoriati dalle guerre, sopraffatti dalla fame e dalle carestie, impotenti di fronte alle malattie.  È il calvario degli immigrati che sfidano il mare, di chi cerca invano un lavoro, di chi lo ha perso e con quello ha perduto la sua dignità.
La società moderna, opulenta ed egoista, ci ha inculcato il mito del denaro, del potere, della corsa sfrenata al possesso di beni materiali facendoci perdere di vista ben più importanti valori.
E quale più grande valore della vita umana?
Con l’opera del Calvario si compie la trilogia del percorso religioso del parco, iniziato con il sito della Natività e proseguito con quello del Sepolcro.
Trilogia che si ripete nelle tre figure di Cristo e della Madonna.
Il percorso si snoda attraverso le fasi più salienti della vita di Cristo: il primo miracolo, la crocifissione, la deposizione.
Quattro croci in legno ricordano il semicerchio di un’abside dando vita a una simbolica cappella e le funi laterali ne disegnano il tetto cuspidale.
Le scale poggiate in diagonale sulle due croci laterali incorniciano e mettono in risalto la croce centrale del Cristo; di fianco la scultura di un drappo con la scritta INRI.
In ogni braccio delle scale convergenti verso quella del Cristo, un altro drappo, questa volta di tela, ad indicare che altri condannati subiranno la stessa sorte.
La composizione nel suo complesso rende magistralmente il senso dell’elevazione. L’ambientazione architettonica e scenografica ne consente una visione d’insieme di particolare suggestione.
Suggestione amplificata dall’uso del colore; non più quindi l’uniformità del monocromatismo bronzo o ocra , come negli altri siti presenti nel parco, ma la realtà dei toni, ora accesi ora stemperati, a conferire intensità drammatica  all’intera composizione.
Nello spazio antistante il sito, una vera e propria corte, al centro del quale alcuni grossi massi diventano ora ambone ora leggio in funzione delle manifestazioni religiose o laiche del parco.
La corte è circondata da palmizi il cui ruolo non è solo quello di delimitarne il perimetro ma di amplificare la luce, creare contrasti, contribuire a rendere ancora più marcato il senso intero dell’opera: la resurrezione dopo la morte,  il ritorno alla vita, la rinascita, il risveglio successivo al sonno.
C’è un messaggio di speranza; una luce che si fa vivida, che cresce come il gorgoglio dell’acqua che sgorga da due brocche, quasi per incanto, tra le pietre della fontana; un brusio leggero che diventa pian piano canto con la sua carica  liberatoria.
E, insieme al messaggio religioso, ce n’è uno più terreno che ci ricorda la giustizia negata, l’oppressione dei più forti verso i deboli, il potere che non conosce regole!
L’arte riesce laddove la sola parola non è sufficiente a farsi udire: diventa uno straordinario mezzo espressivo, per chiedere giustizia in ambito sociale e lavorativo, induce a pensare, apre la mente.
I cicli della storia puntualmente ritornano; sono sempre esistiti potenti senza legge e senza morale così come ci saranno sempre nuovi risvegli, nuove primavere, che permettano di ritrovare la dignità perduta e che consentano a ogni essere umano  di ridiventare uomo.
Liliana Ortu




Sembra un set cinematografico ma è una grande opera d’arte, l’unica nel suo genere in Sardegna.  Il sito del Calvario che il maestro Gianni Argiolas ha realizzato nel Parco di "Isca sa folla" è un’isola magica dove personaggi e colori sembrano offrire al visitatore l’opportunità di un viaggio nel passato. La croce con il Cristo  alta cinque metri, i due architravi (uno di foggia greca, il secondo di epoca romana), l’arcata, le tre anfore, il catafalco, le due scalinate le croci laterali a quella principale: tutto concorre, come ogni opera d’arte dove non un solo  dettaglio è lasciato al caso, a stupire chi osserva.
In un’area di cinquecento metri quadrati, il maestro monserratino propone un itinerario artistico e religioso iniziato anni fa con la realizzazione dei siti della Natività e del Sepolcro. Con il Calvario il cerchio si chiude, offrendo ai visitatori  di ogni età la possibilità di interpretare l’opera con la propria sensibilità e immaginazione. Un bravo insegnante che iniziasse con la sua scolaresca un viaggio nei siti religiosi del Parco, potrebbe per esempio spiegare l’intera  parabola umana di Cristo: dalla nascita alla sepoltura passando attraverso le fasi più significative del Calvario. In fondo questo è il senso dell’intera opera
di Gianni Argiolas: proporre con le sculture la propria narrazione di fatti e personaggi che hanno fatto e segnato la storia. Ogni sito del Parco è insieme un quadro d’arte concreto e un itinerario immaginario percorribile con la fantasia dai  visitatori.
Argiolas - 63 anni, per 38 docente nelle scuole medie è un artista laico ma il suo Parco è un libro aperto che si arricchisce continuamente di nuovi capitoli. Uno di questi - il Calvario - ha tema e personaggi religiosi, in linea con il filo logico  che contraddistingue ogni percorso tematico del Parco. Il villaggio nuragico, per esempio, ha una prosecuzione ideale e storica con quello dedicato al medioevo e all’epoca moderna, mentre quella dedicata agli artisti in senso stretto, inaugurata  l’anno scorso con un sito riservato al pittore del Novecento Cesare Cabras, continuerà con altri personaggi di epoche e correnti artistiche diverse.
Le dieci figure del Calvario raccontano vite e drammi, strazi e abbandoni in un momento di grande dolore e commozione: dalla donna disperata e inginocchiata ai piedi della croce all’austero soldato romano, dalla sentinella che tende una corda per  stabilizzare la grande croce al vessillifero, dal cavaliere che osserva stupito il Cristo morente alla Madonna che, in modo struggente e pietoso, abbraccia il figlio morto avvolto da un lungo sudario. Lo stesso manto che ricopre la vicina figura di Gesù  il giorno della miracolosa trasformazione dell’acqua in vino. Numerosi i dettagli inediti proposti nel nuovo complesso scultoreo.
Uno, tra i tanti: la scritta INRI è mobile e non inchiodata (com’è rappresentata per tradizione) alla croce.
Oscilla sospinta dal vento pur essendo realizzata in cemento, il materiale principale utilizzato da Argiolas e dai suoi collaboratori più stretti (Maria Assunta Pisano, Noemi Cabras, Franco Pintus e Luciana Radaelli per la parte artistica, Salvatore  Deiana, Pino Aresu e Liliana Ortu per quella tecnica) per realizzare l’intero sito. I materiali usati da Argiolas sono stati il legno e la trachite, la pietra di Serrenti. Complessivamente le figure del sito pesano circa una tonnellata e mezzo.
A stupire i visitatori sono anche i colori. Danno alle figure una tonalità viva e non slavata. Tutto è il più possibile realistico. Il Cristo sulla croce non sembra immaginario, così come gli altri personaggi che completano la grande scena  che - è sufficiente il colpo d’occhio appena ci si avvicina al sito - invita al raccoglimento e alla contemplazione. Il sogno di Argiolas, ora che il Calvario è stato completato, è vedere un giorno tanti artisti riuniti nel sito, "il luogo  ideale per celebrare la messa dedicata a chi fa arte".
Pietro Picciau



Mappa percorso
Il sito del Calvario si compone di 11 scene scultoree; al fine di favorire una visita più consapevole e per meglio apprezzare l’opera nella sua interezza, si consiglia di seguire le indicazioni numeriche.

1 - Cana: il primo miracolo di Cristo
È la rappresentazione della scena in cui Cristo, a Cana, durante una
cerimonia nuziale, compie il suo primo miracolo, trasformando le
brocche colme d’acqua in vino.
È l’inizio del suo svelarsi al mondo come figlio di Dio.

2 - Soldato sentinella
Figura di soldato, lanciere, preposto al controllo della regolarità
dell’esecuzione. Fiero e rigido nel portamento, nulla traspare dal
suo volto.
3 – Cippi lignei con strumenti di tortura
Catene, chiodi, tenaglie, strumenti utilizzati per la crocifissione sono
deposti su due cippi lignei che delimitano la stradina che conduce
alla croce del Cristo.

4 - Cristo in croce
Il Cristo morente trasmette grande sofferenza.
È la raffigurazione di un uomo che è stato percosso, torturato e
infine issato sulla croce: i chiodi gli hanno lacerato le carni e il
sangue che sgorga copioso ha intriso il drappo che gli copre i fianchi.
Un altro drappo, con la scritta INRI, oscilla lievemente al vento.
Il volto sofferente, sormontato da una pesante corona di ferro,
sembra rivolgere il suo sguardo ai presenti prima di esalare l’ultimo
respiro.

5 - Soldato che assesta la fune
È una figura di soldato addetto alle esecuzioni; il suo compito è
quella di assestare la fune alla croce, funzione che svolge con impegno
e perizia senza far trasparire alcuna emozione.

6 - Madonna rassegnata e dolente
C’è insieme dolore e rassegnazione nel viso di Maria che guarda,
impotente, il Figlio crocifisso. Inginocchiata dinanzi alla croce ha,
tra le mani, un panno, nella pietosa convinzione di alleviargli il dolore,
conscia che il destino dovrà compiersi.
7 - Madonna disperata
Maria cerca di coprirsi il volto con le mani per non vedere cosa è stato
riservato al Figlio: vorrebbe fuggire da quella scena tanto dolorosa.
8 - Fonte della vita
L’acqua, elemento essenziale a ogni forma di vita, sgorga attraverso
due brocche che diventano tutt’uno con le pietre della fontana.
9 – Centurione romano a cavallo
In sella a un imponente cavallo nero, un centurione romano non sembra
prestare alcuna attenzione allo svolgersi degli avvenimenti dolorosi
intorno a lui, assente ogni partecipazione emotiva forse perché
avvezzo a scene così crudeli.
10 – Vessillifero
Il vessillo con la scritta S.P.Q.R. è tenuto da un soldato che conversa
con il centurione o, forse, riceve degli ordini. Entrambi incuranti
dell’esecuzione della condanna a morte.
11 - Pietà
Maria tiene amorevolmente tra le braccia il Cristo morto. È il momento
della pietà di una madre verso il figlio che le è stato tolto. Il
corpo di Cristo, deposto dalla croce, è un corpo in decomposizione;
il colorito violaceo e la rigidità delle membra lo testimoniano. Eppure
lo sguardo di Maria è carico di tenerezza.
Il gruppo scultoreo della pietà, con una soluzione plastica di grande
suggestione, diventa altare mentre il manto verde di Maria si congiunge
e si fonde con il manto viola del Cristo a significare il legame
che unisce, per la vita, la madre al figlio.

Foto di Luigi Manca
 

Cliccare sulle immagini per ingrandirle / Click on images to enlarge picture
 

Il sito scultoreo è stato inaugurato il 23 ottobre 2011
Hanno collaborato con il maestro Gianni Argiolas: Mariassunta Pisano e Noemi Cabras che lo hanno affiancato, con impegno e passione, nel corso dell’intera realizzazione dell’opera, dimostrando buone capacità plastico-pittoriche unite a una sempre maggiore autonomia espressiva.
Hanno collaborato, inoltre, Franco Pintus, Luciana Radaelli e Liliana Ortu.
Per la parte tecnica insostituibile l’apporto di Salvatore Deiana, Pino Aresu e Alessio Atzeni; per quella logistica Bruno Pisano e Giuseppe Bruno.
Si ringrazia Angelo Baldussu per la realizzazione della parte tecnica della “Fonte di vita”.

 
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