Omaggio alla Brigata Sassari - Parco Artistico Gianni Argiolas Onlus

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Omaggio alla Brigata Sassari

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Un imponente complesso scultoreo ci accoglie e ci sorprende.
E' l'omaggio alla "Brigata Sassari", opera monumentale e unica nel suo genere, che l'artista Gianni Argiolas ha realizzato, in un'area di 600 metri quadri, all'interno del parco artistico, di sua proprietà, in località "Isca Sa Folla" a Dolianova (CA).
E Proprio a Dolianova, il cui Sindaco Luigi Piano è particolarmente attento agli sviluppi culturali che la presenza del parco artistico, ricadente nel territorio da lui amministrato, comporta, la piazza principale del paese è intitolata alla Brigata Sassari con la quale condivide anche i colori della bandiera: il bianco e il rosso.
E' uno spaccato di vita di trincea che rivive! Dinanzi a noi il paesaggio è quello familiare della nostra terra.
Tutta la trincea è pervasa di sardità; i muretti a secco, i fichi d'india, i corbezzoli, il lentisco e I' olivastro ci appartengono, ma le figure riproducono con straordinaria fedeltà la drammaticità della guerra.
L'opera, composta da 26 sculture, e dedicata ai sardi, a quelli del 151° e 152° reggimento di fanteria, riuniti nella brigata Sassari, che hanno conosciuto l'orrore della "Grande Guerra".
Sardi, per la quasi totalità contadini e pastori, che mai prima di allora avevano varcato i confini dell'isola.
Ragazzi catapultati in una tragica realtà: a scavare trincee, a patire il freddo e la fame, a sparare a un nemico che compiva gli stessi gesti e pativa la stessa fame e da cui lo distingueva solo una diversa divisa.
Sardi che diminuivano di numero dopo ogni assalto, dove vere e proprie stragi si compivano, ai quali, come unico conforto, venivano distribuite razioni "generose" di cognac e whisky, al fine di annebbiare le menti e costringere a gesti di estrema follia o di incredibile coraggio.
Per questo i soldati della Brigata Sassari venivano chiamati "bie rate teufel", "i diavoli rossi", i "dimonius arrubius".
E mentre il rosso rimanda al fango del Carso a alle mostrine, che stingendo sotto l'azione della pioggia imbrattavano la divisa grigio - verde, l'appellativo diavolo fa presupporre il terrore che i "sassarini" riuscivano ad incutere con l'uso, esperto e disinvolto, del coltello a serramanico, "sa leppa", usato per colpire il nemico.
Argiolas ci induce a riflettere, a ricordare il passato e a evitare che ritorni, magari con armi più sofisticate e sempre più cruente.
Ci racconta la guerra, quella passata, con la consapevolezza che le guerre, tutte, quelle passate e quelle attuali, che affliggono innumerevoli paesi, lasciano attorno dolore, lutti e distruzione perché non ci sano state, e mai ci saranno, guerre buone o cattive e tra i vincitori e i vinti a fare la fame , come recita Brecht, è ugualmente la povera gente. L'artista può, con la forza della sua arte, lanciare messaggi e il suo è un messaggio alto: riproporre uno spaccato di guerra per rammentare il male che comporta, in ogni tempo e a ogni latitudine.
Liliana Ortu






























L’ opera è stata inaugurata il 7 ottobre 2006.
Argiolas si è avvalso dell'apporto specialistico del Colonnello Ilario Pilia e del Luogotenente Antonio Pinna, direttore del Museo della Brigata Sassari, del contributo artistico di Franco Pintus, Luciana Radaelli, Liliana Ortu, Gino Cau e Gianfranco Conca e tecnico di Salvatore beiana, Mariano Nonnis e Alessio Atzeni.




 
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